Il fascismo "reale" [modifica]
Benito Mussolini durante un discorsoPochi punti fermi dell'ideologia fascista furono sempre rispettati, cambiando di volta in volta la politica contingente, attraverso una visione pragmatica quando non cinica: fra essi, il principio di "una più grande Italia"; il principio del "primato del Duce"; il principio dei "doveri dell'uomo". Tutto il resto, dalla politica economica (di volta in volta liberista nel suo primo periodo, statalista dopo la crisi del 1929, infine socializzatrice durante il periodo repubblicano) a quella estera (con le alleanze oscillanti, l'anticomunismo accompagnato dal riconoscimento dell'URSS), a quella militare (militarismo per le masse, accompagnato da una progressiva riduzione delle spese per le Forze Armate[44]), fu di volta in volta determinato dalle direttive mussoliniane.
Il fascismo visse infatti soprattutto della volontà di Mussolini e si limitò a seguire alcuni principi di massima da lui indicati di volta in volta. Inoltre questo portò ad alimentare il culto della personalità, adoperando i mezzi di comunicazione di massa per trasmettere un ideale di uomo forte, deciso e risoluto: un fenomeno che ha preso il nome di "mussolinismo".
« Il mussolinismo è (...) un risultato assai più grave del fascismo stesso perché ha confermato nel popolo l'abito cortigiano, lo scarso senso della propria responsabilità, il vezzo di attendere dal duce, dal domatore, dal deus ex machina la propria salvezza. »
(Piero Gobetti, "La rivoluzione liberale")
Ulteriori sviluppi filosofici ed ideologici [modifica]
Nel corso della sua attività venticinquennale il fascismo sviluppò una serie di temi filosofici o ideologici che in origine non erano presenti (o lo erano solo in maniera embrionale).
Razzismo e antisemitismo [modifica]
Alla fine degli anni trenta il fascismo iniziò ad elaborare una serie di teorie razziste ed antisemite, in parte ad imitazione di ciò che stava avvenendo parallelamente in Germania. In seguito ad una feroce campagna di stampa (in parte pagata segretamente da agenti tedeschi incaricati da Goebbels)[45] si giunse ad approvare in fasi successive delle leggi discriminatorie nei confronti degli ebrei e delle popolazioni non indoeuropee delle colonie. In queste ultime si puntò alla realizzazione di una sorta di sviluppo separato (apartheid) del genere praticato in quel periodo già in alcune colonie britanniche e negli stati del sud degli Stati Uniti. In seguito i provvedimenti discriminatori[46] si estesero anche ai cittadini italiani e libici di religione israelita, con un progressivo allontanamento della maggioranza di essi dalla vita pubblica italiana.
Per approfondire, vedi le voci Razzismo, Leggi razziali fasciste e Fascismo e questione ebraica.
Venne anche promulgato un Manifesto della razza, nella stesura del quale oltre a nomi dell'accademia italiana vi era anche la mano di Mussolini.
Nel 1938 Benito Mussolini espose il suo pensiero circa la questione razziale in questa maniera:
« Questo principio razzista introdotto per la prima volta nella storia del popolo italiano è di un'importanza incalcolabile, perché anche qui eravamo di fronte ad un complesso di inferiorità. Anche qui ci eravamo convinti di non essere un popolo, ma un miscuglio di razze per cui c'era motivo di dire, negli Stati Uniti: “Ci sono due razze in Italia: quella della valle del Po, e quella meridionale.” Queste discriminazioni si facevano nei certificati, negli attestati, ecc. Bisogna mettersi in mente che noi non siamo camiti, che non siamo semiti, che non siamo mongoli. E, allora, se non siamo nessuna di queste razze, siamo evidentemente ariani e siamo venuti dalle Alpi, dal nord. Quindi siamo ariani di tipo mediterraneo, puri.(...). »
(Benito Mussolini, "Tutti i discorsi - anno 1938")
Mussolini, in merito all'insorgere di una questione ebraica per il fascismo, poi, così proseguiva:
« Il problema di carattere generale lo si pone in queste linee: che l'ebreo è il popolo più razziale dell'universo. È meraviglioso come si mantengano puri nel corso dei secoli, poiché la religione coincide con la razza e la razza con la religione (...) Non vi è dubbio che l'ebraismo mondiale è stato contro il fascismo; non vi è dubbio che durante le sanzioni tutte le manovre furono tracciate dagli ebrei; non vi è dubbio che nel 1924 i manifesti antifascisti erano costellati di nomi di ebrei (...) E a tutti coloro che hanno il cuore dolce - troppo dolce - e si commuovono occorre domandare: "Signori, quale sarebbe stata la sorte di 70.000 cristiani in una tribù di 44 milioni di ebrei?". »
(Benito Mussolini, "Tutti i discorsi - anno 1938")
Il razzismo fascista prese varie forme, nel tentativo di distinguersi da quello nazista[47] , e in esso convissero sia la convinzione del razzismo biologico che quella del razzismo spirituale[48], invece generalmente assente nei razzismi nazista e in quelli di altri paesi. Un importante contributo all'antisemitismo fascista venne anche da taluni ambienti cattolici, sebbene il Vaticano non abbia mai né approvato, né appoggiato ufficialmente i provvedimenti antisemiti. Nessun documento proverebbe invece pressioni ufficiali e dirette da parte tedesca[49] durante la genesi dei provvedimenti razziali.
A differenza degli altri razzismi del suo tempo, quello fascista è solo tangente alle politiche eugenetiche condotte dal regime, che erano fondamentalmente razziste nella Germania nazista e invece assenti nei razzismi coloniali e post-schiavisti rispettivamente britannico e statunitense. Infatti sebbene i provvedimenti per la difesa della razza prevedessero l'apartheid degli ebrei e dei non-indoeuropei rispetto agli italiani ariani, tutte le provvigioni e le iniziative a carattere eugenetico (ginnastica, colonie per l'infanzia, sanatori, Opera Maternità e Infanzia etc.) proposte e imposte dal regime continuarono ad applicarsi anche ai sudditi di cittadinanza libica e a quelli dell'AOI, almeno fino al 1942[50].
L'idea di Impero (neoghibellinismo) [modifica]
Il continuo ritorno ad un'idea di romanità portò come logica conseguenza l'affermarsi di teorie filosofiche neo-ghibelline, ovvero propugnanti la ricostituzione di un Sacro Romano Impero che si ricongiungesse in qualche misura con una mistica tradizione ancestrale, e alla fine proponesse il superamento del fascismo in una forma di nuovo imperialismo spirituale e supernazionale, a carattere essenzialmente anticristiano.
Alfiere di queste tesi fu Julius Evola, il quale rimase tuttavia alquanto isolato nell'ambito del dibattito culturale e filosofico fascista, dominato invece da logiche nazionaliste e da forti correnti cattoliche che poco spazio intendevano lasciare al cosiddetto imperialismo pagano propugnato dal filosofo.
Questa idea trovò in seguito sponda e nuovi argomenti in alcuni ambienti nazionalsocialisti e si diffuse soprattutto nel dopoguerra fra i movimenti neofascisti e tradizionalisti.
Secondo la teoria di Julius Evola, il fascismo si configurerebbe come una delle tante manifestazioni storiche del concetto più ampio di Tradizione, ovvero di una società basata sui valori di gerarchia, militarismo e misticismo. In quest'ottica diverrebbero forme di Fascismo in senso lato le più disparate esperienze storiche: da Sparta e Roma alle società celtiche, nordiche e germaniche, al Sacro Romano Impero[51].
La creazione dell'uomo nuovo [modifica]
Fin dal suo inizio il fascismo sentì il bisogno di farsi interprete del famoso adagio "Fatta l'Italia occorre ora fare gli italiani". Fin nel suo inno, Giovinezza[52] si canta degli italiani "ricreati"
« Dell'Italia nei confini
furon fatti gli italiani,
li ha rifatti Mussolini
per la guerra di domani (...) »
A questa esigenza storica nel pensiero fascista si aggiunge il superomismo nietzeschiano, così come si era diffuso nella cultura europea a cavallo fra otto e novecento, con le sue contraddizioni, volgarizzazioni ed equivoci.
Il progetto fascista - anche questo mai davvero codificato rigidamente - si basava su un aspetto mitico (quello del superuomo) e un aspetto pratico (quello di portare il popolo italiano ad uno standard qualitativo ritenuto superiore). Per questo secondo aspetto, di volta in volta il fascismo individuò alcuni modelli, il primissimo del quale, per ovvi motivi cronologici e ideologici, fu il trincerista, l'uomo proveniente dal fronte della grande guerra, esaltato da Mussolini come prototipo di una nuova realtà ideale - ma anche biologica - del popolo italiano. In un secondo momento si aggiunse e sovrappose al primo quello del popolano, in particolare il popolano trasteverino.[53]
L'uomo nuovo immaginato dai pensatori fascisti era essenzialmente un modello anti-borghese: giovanile, vigoroso, rude, pragmatico, strafottente, disciplinato. Legato alla tradizione e contemporaneamente proiettato nell'epoca della macchina. Un misto di legionario e colono romano e di aviatore futurista.
Il fascismo si propose di realizzare la mutazione antropologica del popolo italiano in questa direzione attraverso un'educazione intellettuale - basata sull'esposizione continua di modelli storici e mitologici che fossero di esempio (Balilla, Cincinnato, Muzio Scevola, Ettore Fieramosca, Cesare Battisti etc.) e un assiduo martellamento propagandistico a base di slogan eroici (Osare, durare, vincere; noi ce ne freghiamo e tireremo diritti). Fisicamente si intendeva riformare eugeneticamente il popolo, spingendolo (e costringendolo) ad una vita sportiva e spartana, nella quale la figura e l'esempio del Duce - così come veniva rappresentato dalla propaganda - doveva essere considerato come l'obbiettivo finale di ciascun italiano e fascista.
In questo quadro si inseriscono le - talvolta maldestre - campagne volute da Achille Starace, quale l'abolizione della stretta di mano, il sabato fascista, le esibizioni ginniche cui erano obbligati a partecipare i membri del partito, con "gare di ardimento". E anche in questo senso và inserito uno dei motivi scatenanti del razzismo fascista, secondo l'intenzione mussoliniana di sferrare un cazzotto allo stomaco del popolo italiano per costringerlo ad assumere l'atteggiamento e la volontà di "razza padrona".[54]
In sostanza il fascismo tentò - senza alcun successo - di "raffinare" il popolo italiano di quegli aspetti che secondo la propria filosofia erano negativi, raffinando e facendo trionfare invece quelle che erano ritenute - sempre secondo il punto di vista fascista - virtù italiane.
François Furet riscontra un'affinità - mutatis mutandis - con il bolscevismo: "Le passioni suscitate dal militante fascista non sono le stesse che invoca il bolscevismo, ma sono della stessa natura. Al posto dell'uguaglianza sociale c'è la patria reinventata come un'utopia comunitaria... Quanto ai mezzi, quelli consigliati o adoperati dal movimento fascista sono già presenti nell'arsenale bolscevico: se servono alla causa, sono tutti buoni"[55].
Il mito del Sangue contro l'Oro [modifica]
Originariamente nato come slogan propagandistico per giustificare l'inferiorità di mezzi italiana rispetto a quella dei suoi nemici sui fronti della seconda guerra mondiale, questa parola d'ordine acquisterà via via sempre più importanza nell'immaginario collettivo dei fascisti, colorandosi anche di antisemitismo.
Grande diffusione a questa parola d'ordine verrà con la canzone Battaglioni M di Auro d'Alba e M. Pellegrino del 1942, che recita
« contro Giuda, contro l'oro
sarà il sangue a far la storia »
dove per "giuda" si intende tanto il traditore per eccellenza (già in alcuni ambienti fascisti si sentiva "puzza di tradimento" e di sabotaggio dello sforzo bellico italiano)[56] quanto l'israelita, identificato dalla propaganda razzista come fonte d'ogni male e corruttore - tramite appunto l'oro, le mollezze, e le blandizie - di una sana, spartana e virile razza italiana.[57]
Da "parola d'ordine" a pilastro ideologico del fascismo nel suo legame con l'Asse, il mito del "Sangue contro l'Oro" sarà uno dei principali deragliamenti dell'originaria linea fascista - pragmatica, anti-ideologica ed idealista - nel regno di una visione del tutto ideologica, e pertanto necessariamente avulsa dalla realtà, del mondo.
L'oro diventa infatti simbolo della prevalenza delle armi alleate su quelle dell'Asse sui fronti bellici, tanto perché con esso si comprano i mezzi con cui le truppe italotedesche venivano ributtate indietro a partire dalla fine del 1942, quanto perché con esso si compravano i traditori che "pugnalavano alla schiena" lo sforzo bellico dell'Asse. In questo senso assume le coloriture di una giustificazione della disfatta, causata - appunto - non dagli errori dei capi dell'Asse o dal valore del nemico ma da una "sleale" preponderanza di mezzi materiali, che sono riusciti a schiacciare la "superiorità spirituale" dei popoli dell'Asse.
Con la sconfitta del maggio 1945 il mito del "sangue contro l'oro" sarà fra i principali leitmotiv consolatori dei reduci fascisti e porterà ad una serie di ricostruzioni storiche ex post basate su una dicotomia manichea fra "nazioni proletarie e povere dell'Asse" - forti solo dei loro buoni diritti e dell'eroismo delle loro truppe - contro le "nazioni plutocratiche, giudaiche e comuniste" - che invece trionfano grazie all'inganno, al tradimento, alla superiorità numerica e, soprattutto, all'oro con cui avrebbero "comprato" in varie misure la vittoria finale.
Queste tesi si sposano poi con la convinzione che le nazioni dell'Asse fossero portatrici di valori spirituali ("il sangue") alieni a quelle Alleate, invece rappresentanti di un mondo materialista, capitalista e\o marxista ("l'oro"). Essendo quindi il capitalismo finanziario e speculativo visto come massimamente dominato da elementi ebraici (il "grande capitale giudaico") e il marxismo-leninismo un'ideologia concepita e sviluppata da pensatori di origine ebraica (Carlo Marx, Lev Trotsky, Rosa Luxemburg), il tutto veniva ad essere interpretato in chiave antisemita, come uno sforzo del "complotto mondiale giudaico" contro "l'Europa Ariana".
L'Era fascista [modifica]
La volontà del fascismo di incidere in maniera decisiva nella storia si manifestò con l'istituzione della cosiddetta Era fascista, ossia una particolare numerazione degli anni che faceva riferimento al giorno successivo alla Marcia su Roma. Il primo anno dell'Era fascista comincia quindi il 29 ottobre 1922 e termina il 28 ottobre 1923. Il riferimento diretto era alla Rivoluzione francese[58].
Il calendario in uso rimaneva quello gregoriano, mentre venivano indicati in maniera diversa solo gli anni. In genere veniva adottata una doppia numerazione: in cifre arabe l'anno secondo l'Era cristiana e in cifre romane quello secondo l'Era fascista.
L'Era fascista fu istituita il 25 dicembre 1926 e l'uso diventò obbligatorio negli atti pubblici dal 29 ottobre 1927 (primo giorno dell'anno VI dell'Era fascista).
L'Era fascista rimase in vigore durante tutto il governo Mussolini e, nella Repubblica sociale italiana, fino all'aprile del 1945. Durante il periodo di maggiore consenso del regime, si nota l'uso della datazione fascista anche nella corrispondenza personale e in alcuni portali di private abitazioni, al posto dell'abituale datazione che si usava, all'epoca, per indicare l'anno di completamento dell'edificio.
Il termine "fascismo" nel mondo [modifica]
Il punto di vista anglo-americano [modifica]
Nei paesi anglofoni il termine è tradotto con Fascism.
Questo termine viene usato:
per definire propriamente il regime fascista italiano (solo in ambito storiografico-accademico)
per definire i regimi autoritari di destra sorti ad imitazione del fascismo italiano (nazismo, franchismo etc.)
genericamente ogni regime di tipo militarista, conservatore o reazionario, con accezione spregiativa
sempre con accezione di epiteto, come sinonimo di "prepotente"
Nel corso della seconda guerra mondiale, la propaganda alleata tendeva ad utilizzare indistintamente il termine fascist per definire tutti paesi dell'Asse.
L'intellettuale Noam Chomsky parla di regimi "sub-fascisti" per indicare regimi militari quali quello di Pinochet od altri dittatori del Sudamerica, privi di qualsiasi contatto ideologico o ideale col fascismo se non l'avversione al comunismo.
Il punto di vista marxista e socialista [modifica]
Presso gli intellettuali, i politici e gli storici di sinistra (ma spesso anche genericamente antifascisti), il termine "fascista" è talvolta usato per indicare qualsiasi regime autoritario di destra, specie quelli alleati dell'asse durante la seconda guerra mondiale, come il regime militarista giapponese o il franchismo spagnolo, o più spesso i loro seguaci. Addirittura, per alcuni anni, Stalin e la III Internazionale definirono i socialdemocratici come "socialfascisti" (una posizione abbandonata nel 1935).
Dal punto di vista di molte scuole interpretative marxiste, tuttavia, il fascismo in senso stretto è quello dell'Italia e della Germania: un "regime reazionario di massa" secondo la definizione di Palmiro Togliatti, accettata anche dal trotskismo internazionale e in qualche modo vicina alla definizione gramsciana di "rivoluzione passiva".
In generale, il termine è tuttora usato presso l'area culturale marxista o post-marxista come epiteto dispregiativo nei confronti della destra. Un caso recente è stato quello del premier venezuelano Chávez, che ha descritto il primo ministro spagnolo Aznar come "un fascista"[59].
Le derivazioni del caso italiano [modifica]
Quando in Italia il partito fascista giunse al potere, nel resto dell'Europa (comprese Francia e Regno Unito) e del mondo non si guardò ad esso con sfavore, soprattutto per il suo impegno come argine al bolscevismo sovietico e l'eversione. In seguito, durante il periodo di massimo splendore del regime, fra 1925 e 1935, il miglioramento dell'immagine dell'Italia nel mondo portò perfino diverse personalità del pensiero democratico (fra cui Winston Churchill e il Mahatma Gandhi) a esprimere simpatia per Mussolini ed il suo regime. D'altro canto l'esperienza fascista non mancò di provocare in Europa (e non solo) movimenti fascisti e filofascisti di emulazione, per lo più ideologica ed di immagine.
Nella maggioranza di questi casi, infatti, la somiglianza col fascismo italiano è solo epidermica, legata a certi stilemi (saluto romano, colore scuro delle camicie, manifestazioni di massa etc.), al culto del capo e della violenza, e ad un feroce anticomunismo. In pochi casi si verificarono anche "gemellaggi" con la dottrina sociale, filosofica e politica vera e propria.
Il più famoso dei movimenti para-fascisti fu il NSDAP (NationalSozialistische Deutsche ArbeiterPartei-partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori) di Adolf Hitler. Seppure il suo capo avesse una genuina venerazione per Mussolini e qualche punto in comune con l'ideologia fascista, soprattutto l'anticomunismo, il nazionalismo e il culto della rivoluzione, all'inizio non aveva attratto particolari simpatie presso gli uomini del fascismo italiano; lo stesso Mussolini definì il Mein Kampf "un testo illeggibile".[60], mentre i giornali italiani espressero verso il nazismo (all'indomani della Notte dei lunghi coltelli) apprezzamenti del tipo "criminali e pederasti" all'indirizzo della dirigenza nazionalsocialista[61]. Successivamente la necessità per Mussolini di consolidare l'alleanza con la Germania - particolarmente invisa al popolo italiano - fu avviata una martellante campagna propagandistica tesa ad evidenziare le similitudini fra i due regimi. Tuttavia, quando fu chiaro che nell'Asse Roma-Berlino l'Italia non sarebbe stato il "socio di maggioranza", nacque più o meno spontaneamente all'interno del fascismo anche una forte corrente culturale intenta a rivendicare differenze o primazie culturali ed ideologiche al di là della "comunanza d'interessi".
Nel resto d'Europa, come già detto, furono molti i movimenti fascisti e filofascisti che si svilupparono e, soprattutto nell'Europa orientale, salirono anche al potere.
Austria In Austria ci fu il "Fronte Patriottico", fondato da Engelbert Dollfuss, che salì al potere nel 1932; nel 1933 sciolse gli altri partiti e ne fece arrestare i deputati instaurando un breve regime conservatore e autoritario.
Il regime austriaco, apertamente nazionalista e vicino ad alcune posizioni tipiche dei fascisti, stipulò con l'Italia un patto di alleanza. Tuttavia fu contrario all'Anschluss e decisamente antinazista. Nel 1934 Engelbert Dollfuss fu ucciso durante un tentativo di colpo di stato da parte di nazisti austriaci. La politica di Dollfuss fu portata avanti ancora dal suo collaboratore Kurt von Schuschnigg fino all'annessione (1938) dell'Austria al Terzo Reich. Questo forma di autoritarismo è stata da alcuni storici definita Austrofascismo. Tuttavia vi sono storici che ritengono non sia possibile parlare di fascismo in merito al regime di Dollfuss, definendolo invece come una dittatura "clerico-conservatrice" o "semi-fascista".[62] Altri parlano di regime autoritario costituente "un compromesso tra il cattolicesimo politico e il fascismo della Heimwehr",[63]
Bulgaria In Bulgaria, dove il re Boris III nel 1934 stabilì un regime autoritario apartitico volto ad evitare il coinvolgimento delle masse nella politica, l'attivismo fascista rimase fenomeno di minor rilievo.
Grecia In Grecia salì al potere il generale Joannis Metaxas che, abolite le libertà politiche e diversi articoli della Costituzione, sospese il Parlamento a tempo indeterminato ed instaurò un regime dittatoriale largamente modellato sul fascismo italiano, caratterizzato dalla profonda avversione al comunismo, dalla forte censura, dal militarismo, dal culto della personalità e dal forte nazionalismo. Consapevole del pericolo portato all'indipendenza greca dalla strategia mussoliniana che mirava a fare del Mediterraneo un "lago italiano", tuttavia, Metaxas rimase discosto dall'Asse in politica estera, restando piuttosto prossimo alla Gran Bretagna (vista come unica Potenza in grado di contrastare i disegni egemonici italiani nell'area) e mantenendo la neutralità allo scoppio delle seconda guerra mondiale.
Romania In Romania, per difendere il paese dal comunismo, fu fondata una milizia nota come le "Guardie di ferro", di cui era comandante Corneliu Zelea Codreanu, che aiutò il re Carol ad instaurare una dittatura. Nel 1940 il paese passò sotto il controllo di Ion Antonescu il quale, sostituito Carol col figlio Michele, si dichiarò Conducator, cioè "duce", ed entrò nell'Asse.
Ungheria In Ungheria, l'ammiraglio Horthy guidò la controrivoluzione (il partito comunista aveva preso il potere nel marzo del 1919) schierandosi con le Potenze dell'Asse. Nel 1944 fu estromesso dalla rivoluzione delle Croci frecciate, partito nazionalsocialista e apertamente filonazista.
Spagna In Spagna dopo la lunga guerra civile (1936-1939), Francisco Franco e il partito Falange spagnola, apertamente fascista, fondarono un regime cattolico e tradizionalista durato sino al 1975.
Quando era ancora in vita, il Caudillo nominò Juan Carlos I di Borbone suo legittimo erede alla guida della Spagna, e questi condusse il suo paese verso un ritorno alla democrazia in maniera graduale e pressoché indolore.
Portogallo In Portogallo, a partire dal 1932, sulla scia della dittatura militare instaurata pochi anni prima dal generale Carmona, il primo ministro António de Oliveira Salazar in breve tempo creò un regime che, ispirato ai principi del fascismo di matrice italiana, attraversò indenne la seconda guerra mondiale.
La dittatura cessò nel 1974, nel corso della cosiddetta "Rivoluzione dei Garofani".
Altri paesi Anche in altri paesi erano presenti dei movimenti fascisti: in Gran Bretagna le Camicie Nere di Oswald Mosley, in Francia le Croci di Fuoco, in Belgio il Rexismo.
La Repubblica Sociale Italiana (R.S.I.) [modifica]
Per approfondire, vedi la voce Repubblica Sociale Italiana.
dopo la caduta del regime il 25 luglio 1943 il fascismo si riorganizzò grazie all'occupazione tedesca di gran parte del paese in seguito all'armistizio di Cassibile.
La rinascita di uno stato fascista nel centro-nord Italia assunse caratteri di discontinuità col vecchio regime, tali che alcuni autori hanno addirittura inteso separare radicalmente il fascismo del Ventennio da quello repubblicano.
Ideologicamente la Repubblica Sociale Italiana nacque dal Congresso di Verona, dove esponenti partito fascista - particolarmente di estrazione ex squadristica - si riunirono per ricreare il partito messo fuori legge dopo il 26 luglio 1943. Essenzialmente dal congresso uscirono: un Tribunale straordinario speciale per processare i gerarchi che il 25 luglio si erano schierati contro Mussolini; un manifesto programmatico che sancì la struttura del nuovo stato; la nascita della Repubblica sociale che prevedeva la convocazione di una Assemblea Costituente e riaffermava l'alleanza con la Germania nazista.
La Repubblica si fondò sui principi della Carta di Verona riaffermando allo stesso tempo i principi iniziali del Fascismo repubblicano persi, a detta degli estensori della Carta stessa, durante il ventennio fascista; tra questi primeggiava, per originalità, una politica economica tendente alla socializzazione delle fabbriche. Un segno i particolare discontinuità col Fascismo del ventennio fu invece l'affermazione nei punti di Verona di una componente antisemita, sotto forma di dichiarazione di decaduta cittadinanza italiana per gli ebrei, considerati "di nazionalità nemica per la durata della guerra".
La Repubblica Sociale si dotò anche di Forze Armate, spesso male armate ed equipaggiate, composte da forti nuclei di volontari (che assommarono al 20-30% dell'organico totale) ma anche un gran numero di coscritti, il cui richiamo coi vari bandi (pena di morte per i renitenti) provocò un forte fenomeno di "imboscamento" che fornì non poche leve al ribellismo e ai partigiani.
Il dibattito interno alla dirigenza fascista repubblicana fra un esercito di soli volontari (Mussolini, Borghese, Pavolini) e un esercito di coscritti (Graziani) fu uno dei principali motivi di discussione nell'ambito della gerarchia fascista repubblicana e provocò non pochi problemi al funzionamento delle Forze Armate.
Le Forze armate repubblicane tuttavia non godettero mai la fiducia dei comandi tedeschi e di Hitler, mentre i diversi ambienti politici del Reich le vedevano come una possibile minaccia ai loro obbiettivi di "satellizzazione" o addirittura di mutilazione dell'Italia in caso di vittoria dell'Asse. Nonostante ogni pressione da parte del governo repubblicano e le prove relativamente buone date in ogni (sporadico) impiego ai fronti,tali esse furono usate principalmente per contrastare il crescente movimento di resistenza che si stava sviluppando nelle regioni d'Italia occupate dall'esercito tedesco o sotto il controllo repubblicano.
Caratteristiche salienti del fascismo repubblicano [modifica]
Il fascismo repubblicano si contraddistinse da quello del ventennio per una grande influenza degli ambienti squadristi, immediatamente accantonati da Mussolini dopo la Marcia su Roma. I vecchi squadristi, per lo più viaggianti oltre la quarantina, e che erano rimasti per venti anni relegati ad incarichi di secondo piano, tornarono alla ribalta, prendendo l'iniziativa ed organizzandosi spesso prima della proclamazione della Repubblica il 27 settembre 1943.
Altra caratteristica del fascismo repubblicano fu la presenza di una forte componente volontaria, che addirittura precedette la fondazione della repubblica stessa[64], nelle proprie formazioni sia militari sia civili. Questo sforzo si lega al recupero della tradizione "movimentista" del primo fascismo, che aiutò la RSI a mobilitare alcune centinaia di migliaia di italiani, in gran parte giovanissimi (anche minorenni). La maggioranza della popolazione si mantenne tuttavia in atteggiamento di indifferenza e freddezza (la cosiddetta "zona grigia"[65]) od ostilità (la "Resistenza disarmata" nelle fabbriche con centinaia di migliaia di scioperanti e sabotaggi continui dello sforzo bellico, nelle campagne, nei campi di internamento tedeschi (col rifiuto di aderire alle forze armate della RSI[66]) verso il rinato fascismo, consentendo lo sviluppo e il sostentamento della lotta armata antifascista.
Nel corso dei 600 giorni di durata della Repubblica Sociale, i dibattiti interni al Fascismo si orientarono essenzialmente su:
la critica al passato regime, ai suoi compromessi con la monarchia, la Chiesa e l'establishment industriale[67], ritenuti ostacoli che avevano impedito la completa realizzazione della "rivoluzione fascista"
la socializzazione delle imprese, che divenne tanto un propagandistico "ritorno alle origini" del fascismo quanto una maniera revanscista per colpire le classi sociali alto-borghesi, ritenute dal fascismo squadrista disfattiste, antifasciste se non in aperta combutta col nemico
la nuova veste istituzionale da dare allo stato, se accettare l'introduzione di elementi democratici nella costituzione dello Stato e se consentire un regime pluripartitico o monopartitico[68]
la nuova forma da dare alle Forze Armate, interamente volontarie oppure mantenendo una continuità con il vecchio esercito monarchico di coscritti, nonché sulla loro apoliticità oppure sulla necessità di dar loro una veste politica, sulla falsariga delle SS tedesche[69].
il problema del "dopo" tanto in prospettiva di una vittoria dell'Asse (ritenuta ancora possibile grazie alle "armi segrete" di cui si pensava disponesse il Reich) sia quando la sconfitta divenne certa.
Fra le componenti psicologiche e politiche che mossero la RSI e il Fascismo Repubblicano è importante evidenziarne almeno tre principali, non per forza in contrasto fra di loro, quali emergono dalla memorialistica:
il desiderio di preservare la continuità del regime fascista e del suo collocamento bellico al fianco della Germania;
il desiderio di vendetta contro quegli elementi ritenuti esiziali per il vecchio fascismo: "i nemici di dentro e di fuori" che avevano impedito il completamento della "rivoluzione", avevano sabotato lo sforzo bellico facendo intelligenza col nemico, e avevano tradito Mussolini spingendolo a scelte errate, identificati con la massoneria, gli ebrei, la plutocrazia, la monarchia, ecc.;
il cupio dissolvi, una forte componente nichilista dettata dal desiderio di cercare "la bella morte" e concludere con essa un'esperienza politica ed umana condannata alla sconfitta[70].
il desiderio di rendere un servizio alla nazione nel suo momento ritenuto più buio (riscattandone l'onore, secondo i fascisti compromesso dall'armistizio dell'8 settembre, impedendo una ancor più dura - e probabilmente devastante - occupazione germanica[71], mantenendo in piedi l'apparato dello stato per consentire la sopravvivenza del popolo durante la guerra)[72]
Il "neofascismo" [modifica]
Per approfondire, vedi la voce Neofascismo.
Nonostante il divieto di ricostituzione del disciolto partito nazionale fascista, stabilito dalla Costituzione Repubblicana, movimenti fascisti sopravvissero anche dopo la guerra.
In particolare il Movimento Sociale Italiano di Pino Romualdi e Giorgio Almirante, che fu accusato di ricostituzione del disciolto partito fascista. Almirante fu anche un ottimo oratore, un uomo con molto carisma e credibilità, il leader più amato e più eletto all'interno del MSI.
Il MSI ridusse nel 1994 i legami col movimento mussoliniano e si trasformò in Alleanza Nazionale durante un congresso a Fiuggi. Un gruppo di irriducibili nostalgici, legati all'ex-segretario e combattente della Rsi Pino Rauti, si staccò allora da AN (proprio in occasione del Congresso di Fiuggi) e fondarono il partito della Fiamma Tricolore. Di recente, dopo alcune vicende personali, Rauti ha lasciato anche questo movimento per fondarne uno nuovo (Mis, Movimento idea sociale).
Contemporaneamente Alessandra Mussolini, nipote del dittatore, lasciava AN in aperta polemica col suo presidente Gianfranco Fini, il quale aveva preso le distanze dalle posizioni legate al fascismo e alla figura di Mussolini. [73] La Mussolini fondò così un proprio partito (AS, Azione Sociale) che promosse l'alleanza denominata Alternativa Sociale che univa AS ad altri due movimenti neofascisti e nazionalisti: Forza Nuova, guidato da Roberto Fiore, e Fronte Sociale Nazionale, fondato da Adriano Tilgher.
Interpretazioni del Fascismo [modifica]
Per approfondire, vedi le voci Le interpretazioni del fascismo e Fascismo. Storia e interpretazione.
All'interno della vasta critica storica sul fascismo, è possibile individuare varie interpretazioni, tra cui:
quella di Mussolini, che nell'Enciclopedia Italiana alla voce relativa scrisse "il fascismo fu ed è azione";
quella liberale di Benedetto Croce, che considera il fascismo come una "parentesi" della storia italiana, una "malattia morale" a seguito della grande guerra;
quella democratico-radicale, che considera il fascismo come un prodotto logico, inevitabile, degli antichi mali del nostro paese;
quella di tradizione marxista, che considera il fascismo come un prodotto della società capitalista e della reazione della grande borghesia contro il proletariato attraverso la mobilitazione di masse piccolo-borghesi e sottoproletarie (il "regime reazionario di massa" descritto dai comunisti italiani in clandestinità);
quella revisionista di Renzo De Felice, che intende rivedere il giudizio storico tradizionale sul fascismo, sottolineandone il consenso raggiunto nella società italiana e le radici profonde nella situazione del primo dopoguerra.
Parodie del fascismo [modifica]
Una memorabile parodia dei fascismi è costituita senza dubbio dal film Il grande dittatore di Charlie Chaplin.
Con particolare riferimento al fascismo italiano, si segnala quella di Corrado Guzzanti che, per la prima volta nella trasmissione Il caso Scafroglia del 2002, presenta il personaggio Gaetano Maria Barbagli, immaginario gerarca fascista inviato a conquistare il pianeta Marte assieme alla squadra di camicie nere ai suoi ordini. La storia, narrata nello stile dei cinegiornali dell'Istituto Luce del ventennio fascista, sarà successivamente ripresa ed ampliata nel film Fascisti su Marte, proiettato nel 2006 e realizzato dallo stesso Guzzanti dopo anni di lavoro e ricerche.
Note [modifica]
^ "Io sono reazionario e rivoluzionario, a seconda delle circostanze. [...] Ma sono certamente rivoluzionario quando vado contro ogni superata rigidezza conservatrice o contro ogni sopraffazione libertaria. [...] Se domani fosse necessario, mi proclamerei il principe dei reazionari.", Benito Mussolini, discorso tenuto al Senato il 27 novembre 1922, cit. in Il manuale delle guardie nere, Ed. Reprint; "Con lo scatenarsi dello squadrismo agrario il fascismo aveva inequivocabilmente dimostrato di essersi trasformato in un movimento reazionario legato alle classi dominanti più retrive, deciso ad inserirsi ad ogni costo nella politica nazionale a livello parlamentare e governativo", pag. 119, Renzo De Felice, Sindacalismo rivoluzionario e fiumanesimo nel carteggio De Ambris-d'Annunzio, Morcelliana, 1966; Paolo Buchignani, La Rivoluzione in camicia nera, Mondadori, 2007; George Mosse, Intervista sul nazismo, Laterza, 1977; Renzo De Felice, Intervista sul fascismo, a cura di M. A. Ledeen, Laterza, 1975
^ Giuseppe Parlato, La sinistra fascista Il Mulino Ricerca, 2000; Emilio Gentile, Le origini dell’ideologia fascista, Laterza 1975; Francesco Perfetti, Il dibattito sul fascismo, Bonacci, 1984
^ Dario Padovan, Organicismo sociologico, pianificazione e corporativismo in Italia durante il fascismo in Eassegna italiana di sociologia - 4\2007; zeev Sternhell, Sul fascismo e la crisi dello Stato ebraico, in "MicroMega", 4\1989; Salvatore Lupo, Il fascismo. La politica in un regime totalitario, Donzelli, 2000
^ "Lo Stato non vuole difendersi? lo Stato non ha la forza? lo Stato ha paura delle violenze? ci pensiamo noi, dissero i fascisti" cfr. Guido Bergamo, "Il Fascismo visto da un repubblicano", in "Il Fascismo e i partiti politici", a cura di Renzo de Felice, Cappelli. "il programma economico-nazionale è salvare l'Italia dal bolscevismo in quanto è rivoluzione e in quanto è d'importazione straniera". cfr. Giovanni Zibordi, "Critica socialista del fascismo" in "Il Fascismo e i partiti politici", ibidem
^ "Il significato fondamentale che il fascismo rivestì man mano che esso si definì (...) è quello di una reazione prendente le mosse dalle forze combattentistiche e nazionali, di fronte ad una crisi che era la crisi stessa dell'idea di Stato, dell'autorità e del potere centrale in Italia (cfr. Julius Evola, "Il Fascismo visto dalla destra", Settimo Sigillo, Roma)
^ "La Nazione non è la semplice somma degli individui viventi, nè lo strumento dei partiti per i loro fini, ma un organismo comprendente la serie infinita delle generazioni in cui i singoli sono elementi transeunti" et al.(Cfr "Programma e statuto del PNF", 1922
^ Per un tentativo di definizione ed interpretazione del Fascismo e delle sue radici culturali cfr. Benito Mussolini, Opere complete.
^ Lezione di Lelio Basso tenuta il 30 gennaio 1961
^ Cfr. "Dizionario della lingua italiana Treccani, voce "Fascismo", vol. D-L pag. 393. - "A più riprese nel corso della guerra e dopo l'armistizio si erano formati nel parlamento e nel paese dei Fasci, per la resistenza, per la vittoria, per la difesa dal nemico, e simili. S'intitolavano Fasci a significare ch'erano unioni contingenti e provvisorie di elementi vari, concordi in un obbiettivo comune (...) Dopo Caporetto il loro programma e la loro missione fu salvare l'Italia dal cosiddetto "disfattismo". cfr. Giovanni Zibordi, "Critica socialista del fascismo" in "Il Fascismo e i partiti politici", a cura di Renzo de Felice, Cappelli
^ Per la cronaca della nascita, cfr. Enzo Biagi (a cura di) Storia del Fascismo Sadea-Della Volpe, Firenze, 1963-1964
^ Cfr. discorso alla Camera dei Deputati di Benito Mussolini il 16 novembre 1922 - Fabio Andriola, in Mussolini, prassi politica e rivoluzione sociale riferisce di 2.200 fasci e 320.000 iscritti al novembre 1921
^ Cfr la citata lezione di Lelio Basso: "Gl'industriali si volsero anch'essi al fascismo, poco dopo gli agrari, e cioè fra il 1920 e il 1921"
^ Cfr atti dei lavori alla Camera dei Deputati, 1922-1924
^ Cfr. Luigi Salvatorelli, Mussolini al potere, lezione tenuta a Milano il 20 febbraio 1961
^ Renzo De Felice, Mussolini il fascista, cit.
^ Profili storici:Dal 1900 a oggi di Andrea Giardinetta, Giovanni Sabbatucci e Vittorio Vidotto, pagine 254, 363, 369, 371 e 372
^ [1] Vedi qui
^ "Giliberto Capano e Elisabetta Gualmini - La pubblica amministrazione in Italia - Bologna, il Mulino 2006", pag. 121
^ INPS La nostra storia
^ Profili storici:Dal 1900 a oggi di Andrea Giardinetta, Giovanni Sabbatucci e Vittorio Vidotto, pagine 254, 363, 369, 371 e 372
^ Per una disamina della politica estera fascista si rimanda all'opera di De Felice (Mussolini l'alleato), nonché allo studio incompiuto di Franco Bandini L'Estate delle Tre Tavolette e al lavoro di Fabio Andriola Il Carteggio Churchill-Mussolini.
^ Renzo de Felice, Mussolini il duce, cit.
^ ibidem
^ Il testo dei telegrammi è citato in: Angelo del Boca. I gas di Mussolini. Il fascismo e la guerra d'Etiopia. Roma: Editori Riuniti, 1996, pp. 148-182. Una selezione più estesa dei telegrammi è disponibile in: I telegrammi di Mussolini dal sito web «Crimini di guerra». Riportato il 31 gennaio 2007.
^ Mussolini e i generali italiani cercarono di avvolgere nella massima segretezza le operazioni della guerra chimica, ma i crimini dell'esercito fascista furono rivelati al mondo dalle denunce della Croce Rossa internazionale e di alcuni osservatori stranieri. La reazione italiana fu – per ben 19 volte - il bombardamento "per errore" delle tende della Croce Rossa poste nelle vicinanze di accampamenti militari etiopici. La prima di queste incursioni – autorizzate da Mussolini in persona - avvenne nel dicembre 1935 e colpì una struttura gestita dagli Svedesi, dove si contarono 29 morti e 50 feriti.
^
http://www.senzasoste.it/per-non-diment ... olo-1.html Tesi universitaria sui crimini attribuiti al fascismo.
^ Nel corso di una cerimonia ufficiale esplose una bomba. La rappresaglia fu immediata e crudele. I circa trecento Etiopi presenti alla cerimonia furono trucidati e, subito dopo, le camicie nere della Milizia fascista si riversarono nelle strade di Addis Abeba dove seviziarono e uccisero tutti gli uomini, le donne, i vecchi e i bambini che incontrarono nel loro cammino; incendiarono case, impedendo agli abitanti di uscirne; organizzarono esecuzioni in massa di gruppi di 50-100 persone.
I dati riportati sono ricavati da un documentario storico prodotto dalla BBC nel 1989 (Fascist legacy) e dalle seguenti opere: Giorgio Candeloro, Storia dell'Italia moderna, vol. IX, Milano 1981, Angelo Del Boca, Giorgio Rohat e altri, I gas di Mussolini, Roma 1996.
^ Nell'appunto relativo al 4 settembre 1938 dei suoi Diari, l'allora Ministro degli Esteri e genero del duce scrisse: «Il Duce è molto montato contro gli ebrei. Mi fa cenno ai provvedimenti che intende far adottare dal prossimo Gran Consiglio e che costituiranno, nel loro complesso, la Carta della Razza. In realtà è già redatta di pugno dal Duce. Il Gran Consiglio non farà che sanzionarla con la sua deliberazione.» Tratto da Galeazzo Ciano, Diario 1937-1943 - a cura di Renzo De Felice Edizione integrale, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 2006, ISBN 88-17-11534-7 pag. 173.
^ r.d.l. 1381, 1390, 1539, 1630, 1728, 1779 e 2111 del 1938 e 126 del 1939, nonché leggi 1024, 1054, 1055 e 1056 del 1939 ed altre successivamente
^ "Il Fascismo pertanto alle sue origini fu un movimento politico e morale. La politica sentì e propugnò come palestra di abnegazione e sacrificio dell'individuo a un'idea in cui l'individuo possa trovare la sua ragione di vita, la sua libertà e ogni suo diritto; idea che è Patria, come ideale che si viene realizzando storicamente senza mai esaurirsi, tradizione storica determinata e individuata di civiltà ma tradizione che nella coscienza del cittadino, lungi dal restare morta memoria del passato, si fa personalità consapevole di un fine da attuare, tradizione perciò e missione", da Manifesto degli intellettuali del fascismo, marzo 1925 - "l'ideologia fascista è il prodotto di una sintesi del nazionalismo organico e della revisione antimaterialistica del marxismo" Zeev Sternhell, "Nascita dell'ideologia fascista", Baldini & Castoldi, Milano 1993
^ "Per me tutte queste terminologie di destra, di sinistra, di conservatori, di aristocrazia o democrazia, sono vacue terminologie scolastiche; servono spesso per distinguerci, qualche volta, o per confonderci, spesso." Benito Mussolini, discorso al Senato, 27 novembre 1922 "Noi ci permettiamo il lusso di essere aristocratici e democratici, conservatori e progressisti, reazionari e rivoluzionari,legalisti e illegalisti, a seconda delle circostanze di tempo, di luogo, di ambiente", Benito Mussolini, discorso del 23 marzo 1921
^ "Quanto al secondo pilastro del Fascismo esso significa antidemagogia e pragmatismo. Non abbiamo nessun preconcetto, non ideali fissi e soprattutto non orgoglio sciocco. Coloro che dicono: "Siete infelici, eccovi la ricetta per la felicità", mi fanno venire a mente la reclame: Volete la salute?." Benito Mussolini, discorso tenuto a Trieste il 20 settembre 1920. "Il fascismo è prassi, in quanto è inserito in uno specifico momento storico" definizione di Fascismo redatta da Giovanni Gentile per l'Enciclopedia italiana, 1937.
^ Marco Tarchi, Il fascismo. Teorie, interpretazioni, modelli, Laterza, 2003
^ Cfr. il Manifesto del Partito Futurista Italiano, poi confluito nel PNF. E ancora, discorso del senatore del Partito Popolare Crisoliti, il 3 dicembre 1924 al Senato del Regno: "quando vidi che il regime volgendo la sua azione all'estero [...] per la prima volta costringeva tutto il mondo a guardare a noi, al vasto esperimento che l'Italia sola faceva, allora vidi sorgere l'immagine di un'Italia più grande e sacra di quella che altri uomini ed altri partiti avean dall'origine governata."
^ Fabio Andriola, Mussolini, prassi politica e rivoluzione sociale, 1990
^ cfr. Emil Ludwig, "Colloqui con Mussolini", Mondadori
^ Si vedano gli apri dibattiti presenti in tutta la stampa fascista dell'epoca
^ Trattasi questa di una lista sintetica, suscettibile d'essere ampliata
^ Cfr. gli slogan "Mussolini ha sempre ragione" e "Credere, obbedire, combattere"
^ Il manuale delle guardie nere, Ed. reprint
^ Il manuale delle guardie nere, Ed. Reprint
^ "Governare gli italiani non è difficile, ma inutile"
http://it.wikiquote.org/wiki/Benito_Mussolini^ Testi ricavati ed adattati da "Il manuale delle guardie nere", Ed. reprint, raccolta di testi di Benito Mussolini
^ Le spese militari si contrassero dal 1923 al 1935 dal 31,6% al 25,03% del bilancio dello Stato, con una riduzione del 6,57%, a fronte di un aumento della spesa per le opere pubbliche dal 12,24 al 24,56%. Cfr. Renzo De Felice, Mussolini il Duce tomo I, Einaudi, 1974
^ Renzo de Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Rizzoli
^ Ingenera spesso confusione il fatto che con "discriminare" nell'ambito dei provvedimenti razziali si intendesse esattamente il contrario, ovvero che gli ebrei discriminati fossero coloro i quali non subivano le conseguenze di detti provvedimenti, a vario titolo. In questa sede si usa il termine discriminare nell'accezione corrente.